this is me without me

Penso non servirà a nulla. A poco forse. E se è servito ci voleva davvero poco.

Ho passato l’inverno a leggere il re.

Non che avessi avuto molta scelta. Il porto sicuro te lo scegli per necessità nel momento in cui sei in bilico e non sai deciderti, se il dunque non arriva mai perchè si allontana sempre un po’ di piu’. Allora o scegli o cadi. Io scelgo il re. O l’arte. O quello che mi fa bellezza. O i testi che mi lacerano.

Questo periodo è tutto un fluttuare dentro e fuori. Il mondo fluttua sospeso, come se ad appoggiarsi da qualche lato si possa rischiare di prendere la scossa. Tanto la scossa la stiamo già prendendo. Mi sembra una scossa al contrario però: al posto di avere una scarica di adrenalina qui si sta assopendo tutto. C’è come una coltre di polvere che si ispessisce col passare del tempo e diventa grigia, la trama si consolida e l’inerzia trionfa. Le pessime notizie che squisitamente si fanno prepotenti ogni giorno danno solo lo shock iniziale. Poi diventano amalgama.

Di questo fluttuare se ne parlava anche tempo prima, anche in modo molto piu’ poetico e visionario. Ecco, da questo punto di vista Chagall è riuscito a creare dall’oblio dei soprusi subiti un sentire alto e fiabesco di forme, animali e uomini che altro non fanno che fluttuare. Ho visto la mostra col magone nel cuore perchè tutta quella bellezza mi mancava. L’aver trovato un punto fermo in tutto quel fluttuare non pensavo fosse possibile. Almeno per un paio d’ore è stato così. Il giorno dopo l’effetto è svanito.

Non abbiamo molti punti fermi. Ma vi prego, non toglieteli. Io non riesco ancora a trasformare il mio fluttuare in una capra che suona il violino.

Se il martedì è tenero il resto mi consuma.

Il Martedì è sempre stato il mio punto debole. E’ un giorno inutile nel mio mondo, troppo vicino a quello che è stato, troppo lontano a quello che sarà. Se stai galleggiando da un po’ e non riesci a trovare un appiglio o un punto di riferimento ecco, la tua situazione potrebbe chiamarsi Martedì. Anche scrivendolo qui nero su bianco un po’ questa sensazione la dà. Il solo parlarne non è che ti alleggerisce i sentimenti anzi ti crea un po’ quello stato d’animo di stordimento e affaticamento dei sensi. Ne vorresti uscire ma non hai gli strumenti per farlo come quando hai mal di testa ma non hai l’aspirina a portata di mano. Ma non è che vorresti fartelo proprio passare il mal di testa. Ne vorresti ancora un po’ così da avere la scusa di prendere qualcosa di piu’ forte. Vedi gli altri che stanno bene ma tanto non li invidi. Non puoi perchè non è che stanno bene. Chissà cosa vedi, cosa vogliono farti vedere, cosa pensi che vedano gli altri in te. Che cosa non si sa mai. E allora visto che di certo ora vedo solo della gran pioggia non metaforica ma reale grazie al cielo, forse è meglio che mi concentri un po’ su quella, che magari ci si puo’ anche rilassare. E magari a questo Martedì ho dato troppo importanza. Si finisce sempre per dare importanza alle cose che non ne hanno.